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I 20 migliori cattivi delle Serie TV

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I 20 migliori cattivi delle Serie TV

Quante volte, vedendo una Serie TV, vi sarà capitato di odiare un personaggio a tal punto da godere nel momento in cui veniva eliminato o ferito, o di restare talmente ipnotizzati dalle sue azioni da sentirne quasi la mancanza quando non c’era? Succede spesso, quando un cattivo, un villain, è stato pensato e descritto talmente bene da restare quasi più impresso dei protagonisti. Nella storia delle Serie TV ce ne sono stati e continuano ad essercene tanti e oggi abbiamo pensato di recuperare 20 tra i migliori cattivi delle Serie TV, scoprendo come gli attori che li hanno interpretati hanno trovato il modo di non giudicarli e renderli realistici. Occhio agli spoiler!

Ramsay Bolton (Il Trono di Spade)

George R.R. Martin ha scritto un’intera saga, quella de Il Trono di Spade, basandosi su personaggi perfidi e meschini (tanto che esiste persino una pagina parodia della serie su Facebook chiamata “Game of Sthronz”), ma forse quello che ha inquietato e colpito gli spettatori più di tutti è il Bastardo di Bolton, alias Ramsay Bolton, magistralmente interpretato da Iwan Rheon. Intervistato da GQ, l’attore ha raccontato cosa ha provato ad interpretare un sadico psicopatico: “Cerco sempre di non portarmi il lavoro a casa”, ha detto. “La particolarità di Ramsay è che è sempre felice, per cui stranamente è più facile da interpretare rispetto ad altri personaggi introversi, che nascondendo il proprio lato oscuro sono più stancanti. Ramsay invece può tirare fuori tutto, però ovviamente non mancano delle scene temibili, con tutte le cose orrende che fa, ma devo dire che sono molto bravo a distaccarmi. La scena più difficile da girare è stata quella dello stupro. Pensare alla realtà di quel momento e doverla realizzare è stato orribile. Ma alla fine lo devi fare, da attore professionista ti capitano tante scene del genere". Dite la verità: dopo quel momento e tutte le orribili torture fatte a Theon, quando i cani hanno sbranato Ramsay non avete provato un forte senso di goduria?

Joffrey Baratheon (Il Trono di Spade)

Un altro odiosissimo personaggio della saga di George R. R. Martin (che probabilmente si è ispirato ai racconti sulla personalità di Edoardo di Lancaster, come abbiamo visto nello speciale 10 serie tv che forse non sapevi fossero ispirate a fatti o personaggi reali), è Joffrey Baratheon. Ad interpretarlo nel migliore dei modi per la tv è stato un giovanissimo Jack Gleeson, che durante una convention ad Abu Dhabi ha dichiarato: “interpretare Joffrey è stata più di una sfida per me, perché da attore devi sempre provare ad empatizzare con il personaggio che interpreti. Anche se tutto ciò che fa è terribile e non c’è nulla di salvabile nella sua personalità, ho provato ad essere compassionevole e comprensivo, considerando che tutte le sue azioni derivano dal modo in cui è stato cresciuto e dalle influenze che ha avuto da bambino. In effetti, è degno figlio di Cersei Lannister in tutta la sua freddezza, crudeltà e infamia.

- Gus Fring (Breaking Bad)

Il cattivo più insospettabile di questa lista, eppure uno dei più malvagi, freddi e calcolatori di tutti, ma anche uno dei più amati. La nemesi di Walter White, di cui parleremo tra poco, è stata interpretata in Breaking Bad da un immenso Giancarlo Esposito, che in un’intervista con il giornalista Evan Smith ha spiegato come ha costruito il suo personaggio: “Quanti di noi guardano ai propri vicini che entrano ed escono da casa, senza conoscerli davvero? Noi non li conosciamo mai veramente e questo mi ha ispirato per Gus, che si nasconde alla luce del sole. È un cittadino modello, quindi non è importante che in realtà porti avanti un business illecito. Per me è stato un processo affascinante, creare le fondamenta di Gustavo Fring, perché sotto sotto è probabile che abbia gli stessi principi morali che abbiamo noi. [...] Avrebbe potuto vendere dentifricio, invece vende metamfetamine. Ho amato interpretarlo. Ho scavato a fondo per cercare dentro di me un elemento di disturbo che non fosse stereotipato, e quell’elemento di disturbo è avere un’aura e un’apparenza intimidatorie. Io sono italiano, gesticolo e parlo velocemente. Gustavo Fring è molto cauto, parla alle persone guardandole negli occhi, e da un lato si dimostra molto buono e cordiale, dall’altro invece è un manipolatore. I manipolatori, alla fine dei conti, ottengono sempre quello che vogliono e interpretarne uno mi ha cambiato la vita: ho cambiato modo di respirare e la mia postura è diversa...”. In fondo la sua presenza nella serie era quasi fondamentale, tanto che quando se ne è andato abbiamo quasi sentito la sua mancanza, mentre avremmo tanto voluto vedere morire in modo atroce quello psicopatico di Todd. Per fortuna, Better Call Saul ci ha riportato Gus Fring, e in attesa di scoprire altri inquietanti elementi e retroscena nella prossima stagione, ricordiamo la battuta che ha fatto gelare il sangue a tutti gli amanti di Breaking Bad.

I will kill your wife

- Heisenberg (Breaking Bad)

Un insegnante di chimica con un figlio disabile, una splendida moglie e una bambina in arrivo non può di certo essere considerato una persona malvagia, no? Ecco perché non c’è il nome di Walter White in questa lista, bensì quello di Heisenberg, il suo alterego. “La prima volta che ho letto il soggetto di Breaking Bad, ho pensato a Tony Soprano, Dexter, Vic Mackey”, ha raccontato Bryan Cranston a GQ. “Invece c’era qualcosa di diverso stavolta: stavano prendendo un nuovo tipo di persona, un neo cinquantenne intelligente, depresso, che sta morendo di cancro, e gli stavano dicendo “per i prossimi due anni, salirai sulle montagne russe più assurde della tua vita”. [...] Credo che la malvagità sia insita in ognuno di noi. Quello che accade a Walt è qualcosa in cui possiamo tutti riconoscerci. Mi sono reso conto che chiunque sarebbe capace di farlo. Se ti trovassi in una condizione di forte stress e se sapessi quali tasti premere per scacciare ciò che minaccia te e la tua famiglia, diventeresti una persona estremamente pericolosa”. Chi può negarlo? Ci siamo tutti immedesimati in Walter White e quando ha smesso di essere un “puro” per diventare Heisenberg, abbiamo quasi esultato, perché era una vittoria per tutti. L’unica cosa che non gli perdoneremo mai davvero, è anche la scena che lo stesso Cranston non dimenticherà mai.

- Frank Underwood (House of Cards)

House of Cards è Frank Underwood: tutto il castello di carte della serie si regge sul suo cinismo, la sua doppiezza e i suoi dialoghi con il pubblico. Al di là dei retroscena che hanno fatto sì che Kevin Spacey fosse licenziato da Netflix, senza di lui questa serie non avrebbe raggiunto i risultati che ha ottenuto. In un’intervista dello scorso anno, Build Series chiese a Kevin Spacey se considerasse Frank Underwood un “villain”. La sua risposta fu un secco “no”, a cui seguì questa spiegazione: “Da attore, non posso permettermi di esprimere questo tipo di giudizio morale. La perfidia non è una cosa che puoi interpretare, non è un’azione attiva, anche interpretando un personaggio come Riccardo III. Riccardo III non pensa di essere un cattivo: è una persona che fa delle scelte per raggiungere quello che vuole. Ti devi focalizzare sugli obiettivi di quella persona e su cosa sia disposta a fare per raggiungerli, piuttosto che guardare da fuori un personaggio e giudicarlo per il suo comportamento”. Sicuramente, Robin Wright riuscirà a tenergli testa nell’ultima stagione, ma si sentirà profondamente la mancanza della presenza inquietante e al tempo stesso decisiva di suo marito. 

Gemma Teller-Morrow (Sons of Anarchy)

Uno dei personaggi più amati-odiati di Sons of AnarchyGemma Teller-Morrow è una donna violenta, narcisista e ossessiva, e per certi versi anche una delle figure più realistiche della serie. Se non fosse stato per lei, probabilmente la storia sarebbe stata breve, perché un po’ come Kevin Spacey in House of Cards, Katey Sagal è stata il cuore pulsante dell’intera serie. “Provo un affetto profondo per Gemma”, ha dichiarato l’attrice in un’intervista con il Seattle Times. “Era molto fedele alla sua famiglia e in un certo senso avevamo lo stesso schema di valori, anche se applicato con un approccio completamente diverso. Non penso proprio che fosse cattiva. È stato molto divertente interpretare una persona con degli istinti così primordiali. Lei non pensava solo a farti il culo, te lo faceva davvero. Abbiamo tutti questo istinto, ma non sempre lo portiamo a compimento”.

- Lorne Malvo (Fargo)

Quando è stato annunciato che i fratelli Coen avrebbero realizzato una serie su Fargo, in molti dubitavano che avrebbe avuto successo, ma al termine dell’episodio pilota chiunque è rimasto incollato al personaggio di Lorne Malvo, magistralmente interpretato da Billy Bob Thornton, un uomo assolutamente perfido. “Lorne Malvo non ha una coscienza, per cui non hai bisogno di pensare alle sue motivazioni”, ha spiegato Thornton in un’intervista con Uproxx. “È un alligatore e l’unica motivazione di un alligatore è “mangia qualsiasi cosa si muova” o “mangia ogni volta che hai fame”. Lui porterà a termine il suo lavoro, qualsiasi esso sia. L’aspetto più strano della sua personalità è che, per qualche motivo, il suo unico divertimento è istigare le persone. Lui percepisce la debolezza delle persone e non la gradisce, ma allo stesso tempo pensa: “posso usarti per farmi aiutare nella realizzazione del mio piano”. È un uomo solitario, per cui l’unico contatto che ha con le persone avviene quando fa qualcosa di terribile”.

- Benjamin Linus (Lost)

Chiunque abbia visto Lost, ricorda con un misto di disgusto e compassione il personaggio di Benjamin Linus. Non si capiva mai cosa pensasse davvero e in qualsiasi situazione si trovasse, era quasi sicuro che avrebbe fatto qualcosa di atroce, finché non è diventato un uomo vulnerabile e, da un certo punto di vista, penoso. “In ogni episodio avevo un diverso tipo di potere”, ha dichiarato Michael Emerson in un’intervista con Vanity Fair. “A volte pensavo di essere il protagonista di una commedia, solo che ero l’unico a saperlo. Io interpretavo gli opposti, il sistema emotivo di Benjamin Linus non esisteva e spaventava il pubblico perché era un calcolatore, cattivo e freddo”.

- Serena Joy (Handmaid’s Tale)

In una realtà distopica in cui sotto un regime totalitario le donne vengono rese delle schiave sessuali per procreare, potremmo trovare una lunghissima lista di cattivi, considerando che oltre ai mariti che stuprano, ci sono anche le mogli che glielo permettono tenendo ben strette le mani delle vittime. Il simbolo del mondo di The Handmaid’s Tale e la persona più meschina di tutte, colei che ha permesso e disegnato Gilead, è Serena Joy, moglie di Fred, che in un certo senso gioca il doppio ruolo di vittima e carnefice. “È chiaramente cattiva, sotto molti punti di vista”, ha spiegato Yvonne Strahovski, l’attrice che la interpreta, in un’intervista con Variety: “Però è anche molto umana, ed è stato questo che mi ha colpito quando ho letto la sceneggiatura dell’episodio pilota. Prima di tutto era diffidente, anche perché un’altra donna si sarebbe trasferita in casa sua per procreare con suo marito. Questi sono stati gli elementi che mi hanno fatto pensare che chiunque sarebbe impazzito in una situazione del genere. La tristezza e la rabbia di tutto questo sono sentimenti potenti, per cui per me è sempre stata molto umana”. Alla fine della seconda stagione, dopo essere stata picchiata da Fred e aver subito anche l’amputazione di un dito per aver provato a ribellarsi, Serena decide di concedere a Offred di scappare con la figlia, ma Offred sceglie di restare e di tornare dai Waterford, affidando la bambina ad Ofglen. “Non credo che il suo ritorno finirà bene”, ha commentato l’attrice. “Non penso che Serena le dirà: “ben fatto!”. Di chi altro può fidarsi nell’accudire quella bambina? Nessuno la proteggerà come avrebbe fatto Offred”. Prepariamoci quindi a detestarla ancora di più nella prossima stagione. 

- Dexter Morgan (Dexter)

In fondo non è poi così cattivo, considerando che sfoga la sua voglia di sangue su degli assassini colpevoli. Però nessuno di noi vorrebbe Dexter Morgan come amico, si suppone. “Interpretando un personaggio per così tanto tempo, per giunta un assassino che nonostante tutto vive tranquillamente la sua vita, sono arrivato a pensare che alcuni episodi fossero davvero accaduti”, ha raccontato Michael C. Hall in un’intervista televisiva con George Strombo. “Per diventare Dexter ho fatto un po’ di ricerche, ho letto alcune interviste a diversi serial killer, libri scritti da agenti dell’FBI, ho visto dei documentari sul fenomeno della serialità omicida, e poi, mentre ero New York, ho fatto pratica sul campo. Cercavo persone sole, magari sedute al ristorante: mi mettevo in un angolo e le osservavo mentre finivano di mangiare (lo so, è inquietante), e nella testa pensavo a tutte le cose riprovevoli che potevano aver fatto, come fossero potenziali vittime di Dexter. Poi le seguivo per capire cosa si provasse a fare lo stalker di qualcuno. È facile farlo a Manhattan, perché è pieno di persone, e nessuno se ne è mai accorto”. Molto rassicurante. 

- Constance Langdon (American Horror Story)

Sembra una signora sofisticata, gentile e affabile, e invece è proprio una str-ana creatura. Non è di certo la vicina di casa che vorreste avere e di sicuro ci pensereste due volte a mangiare i suoi biscotti fatti in casa. “Sicuramente, vedendo come si comporta non si può fare a meno di pensare che sia una persona orrenda”, ha spiegato Jessica Lange in un’intervista con TvLine. “Interpretandola, ho dovuto trovare il suo lato umano e ci sono riuscita scavando nelle sue emozioni e nella sua capacità di amare. Non ha peli sulla lingua, quindi da una parte è stato molto divertente interpretare un personaggio così schietto”. Per giunta, ci ha vinto anche un Golden Globe, quindi meglio di così non poteva andare!

- Adora Crellin - Sharp Objects

Come ci rimarreste, se vostra madre vi dicesse di punto in bianco, senza dimostrare neanche un briciolo di interesse o di rimorso: “la verità è che non ti ho mai amato”? E se per giunta scopriste che per curarvi usa un mix di veleno per topi e candeggina? Gillian Flynn, la creatrice di Sharp Objects, sembra amare le storie di donne inquietanti e oscure, tanto che alla fine Adora Crellin non è neanche la persona più orribile di Sharp Objects, ma Patricia Clarkson la rende una delle migliori villain di sempre. “Non voglio sembrare un’attrice pretenziosa, ma questo personaggio si è infiltrato dentro di me a tal punto che, arrivata al quinto episodio, non riuscivo più a liberarmi da quell'assoluta brutalità, da quella tristezza e dal dolore profondo che a volte percepivo anche fisicamente. Mi sono dovuta togliere subito quelle unghie finte, per riallinearmi con me stessa. [...] Per interpretare Adora, ho pensato a lei come ad una donna che non ha mai provato il vero amore, che ha vissuto una violenza e un trauma generazionali. [...] Non ha alcun istinto materno genuino, perché non l'ha mai ricevuto. Le ho voluto dare delle unghie lunghe, perché è un piccolo segno del suo modo di tenere le persone a distanza”.

- Il Governatore e Negan (Walking Dead)

Sono i cattivi a far sì che la gente segua ancora Walking Dead (anche se sempre con meno entusiasmo). Il primo a far capire che la vera minaccia durante l’apocalisse non sono gli zombie, ma gli uomini malvagi, è stato il Governatore, interpretato da David Morrissey. “Il Governatore è un uomo molto carismatico, un leader che vuole proteggere il suo popolo. È un uomo complesso, misterioso e direi che è un buon uomo, almeno uno che vorresti come amico durante una crisi”. Dopo di lui, nella vita di Rick Grimes arriva un nuovo antagonista, forse anche più crudele: Negan, con la sua inseparabile Lucille, la mazza da baseball avvolta nel filo spinato con cui ha ucciso crudelmente Glenn e tanti altri protagonisti della serie. “Ho sempre interpretato dei personaggi amabili, e questa è stata la prima volta in cui ho capito subito che il pubblico mi avrebbe disprezzato”, ha raccontato Jeffrey Dean Morgan. “Negan ha un senso dell’umorismo più spiccato di Rick Grimes ed è più eccessivo nella sua brutalità. Non mi sono mai divertito tanto prima d’ora”. 

- Gyp Rosetti (Boardwalk Empire)

Chi ha visto la terza stagione di Boardwalk Empire, ha capito che pronunciare le parole “niente di personale” o “buona fortuna” può portare alla morte, se si ha a che fare con una persona paranoica e squilibrata come Gyp Rosetti, un gangster siciliano che terrorizza gli abitanti di Atlantic City. Bobby Cannavale è stato talmente convincente nel ruolo, da vincere nel 2013 un Emmy come Best Supporting Drama Actor, contro ogni previsione.

Black Jack Randall – Outlander

Quando arrivi a detestare un personaggio a tal punto da non vedere l’ora di assistere alla sua morte per atroci sofferenze, vuol dire che chi lo interpreta ha fatto un lavoro eccelso. Jack Randall è forse il villain più ripugnante di questa lista, perché rappresenta un riassunto di tutti i personaggi qui riportati. È un razzista, uno stupratore (per giunta anche di uomini), un colonialista, un assassino e un sadico. Tobias Menzies gli ha dato un volto e ha raccontato in un’intervista con HitFix come è riuscito ad immedesimarsi nel ruolo: “Credo che la gente resterebbe sorpresa nello scoprire quanto mi sia relazionato con lui. Ho provato a comprenderlo quanto più potevo, a renderlo un uomo tridimensionale. Penso sia un prodotto della guerra di quell’epoca, piuttosto che un semplice cattivo. È un’esperienza catartica poter dire e fare cose che non faresti mai nella vita, ed è anche molto divertente”.

- Livia Soprano (I Soprano)

Un po’ alla stregua di Adora, Livia Soprano è la madre che nessuno vorrebbe avere, quella che ti dice “non aspettarti la felicità. Non l’avrai mai, la gente ti delude. Cosa ti fa pensare che tu sia così speciale?”, e poi cerca di ucciderti. Il suo unico piacere nella vita sembra essere quello di rendere infelici le persone, ed è triste pensare che David Chase, il creatore de I Soprano, si sia ispirato a sua madre Norma Chase per crearla. “In pratica è una copia carbone di mia madre”, ha raccontato Chase al New York Film Festival del 2012. “Mia madre faceva sempre ridere tutti in famiglia, ma non intenzionalmente. Aveva un modo di ragionare da vera svitata”.

- L’uomo che fuma (X-Files)

Il villain per eccellenza di X-Files, il vero antagonista di Mulder, membro chiave del Consorzio, l’organizzazione ombra del governo degli Stati Uniti, che cerca di nascondere al mondo l’esistenza di un’imminente colonizzazione aliena. Quando scopri che tuo padre è anche il nemico che stai tentando di battere, la reazione è subito à la Luke Skywalker, ma in questo caso non c'era un briciolo di bontà rimasta nella sua anima. Solo tanto tabacco. 

- James Moriarty – Sherlock

Era già un villain eccezionale nei romanzi di Arthur Conan Doyle, poi Andrew Scott lo ha riportato in vita sul piccolo schermo rendendolo ancora più infido, maligno e brillante, con l'aggiunta di un pizzico di psicosi. “Tre anni fa erano tutti scioccati all’idea che interpretassi un cattivo, ora è tutto l’opposto”, ha raccontato l’attore all’Independent. “Ho sempre pensato di avere un villain dentro di me e quando ho fatto l’audizione sembravano tutti piuttosto terrorizzati, quindi ho capito che avrebbe funzionato. [...] Credo che per interpretare un personaggio del genere, evitando di imitare gli altri, si debba scoprire cosa c’è di spaventoso nella propria anima". 

- Hannibal Lecter (Hannibal)

Quando Bryan Fuller ha deciso di riportare sul piccolo schermo il personaggio cult di Hannibal Lecter, in molti pensavano che sarebbe stato impossibile per chiunque arrivare al livello di Anthony Hopkins. Invece, Mads Mikkelsen è riuscito, senza imitare nessuno o risultare caricaturale, a dare vita ad un cattivo totalmente diverso, più sofisticato, più cerebrale ed enigmatico. "Mads non voleva interpretare Lecter come Anthony Hopkins, Brian Cox o Gaspard", ha speigato Fuller: "Voleva interpretarlo come fosse Lucifero. È un uomo imperscrutabile: non è uno psicopatico, perché esprime del rimorso, e nemmeno un sociopatico, perché si dimostra empatico. Altri serial killer uccidono perché sono cattivi, mentre lui uccide le persone che non apprezzano la bellezza del mondo attorno a loro, o che non riescono a vedere l'arte, e che quindi non hanno i requisiti per restare al suo stesso livello nella catena alimentare". 



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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