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"Il mio nome è Jean-Claude Van Damme e non tiro solo mazzate": l’icona dell’action in una veste inedita televisiva

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"Il mio nome è Jean-Claude Van Damme e non tiro solo mazzate": l’icona dell’action in una veste inedita televisiva

“Il mio nome è Jean-Claude Van Damme, una volta ero super famoso”. Inizia così una delle serie televisive più curiose di questo stagione, Jean-Claude Van Johnson, disponibile dal 15 dicembre sulla piattaforma Amazon Prime Video, che l’ha prodotta. È un omaggio, ma anche un recupero e una rielaborazione a distanza, dell'icona del cinema d’azione di serie B, tutto colpi d’arti marziali e poca attenzione alla verosimiglianza. Molta auto ironia, tanti riferimenti e strizzate d’occhio ai suoi “classici” come JCVD o Timecop, così come ai suoi colleghi (“mi sono ritirato davvero, non ritirato alla Nicolas Cage”). Lo incontriamo nel pilot pensionato d’eccellenza, neanche più tanto in forma, trovarsi poco a suo agio con una contemporaneità plastificata, hipster e poco interessante.

Sarà però l’amore, vero filo rosso dei sei episodi che compongono questa prima stagione, a spingere Jean-Claude Van Damme a rimettersi in pista, tornando al lavoro di prima. La sorpresa (svelata subito, niente spoiler) è che la sua principale occupazione era quella di agente segreto delle black ops, con il nome di Van Johnson. L’attore era solo una copertura. Quello che vediamo, ce lo dice JC, come viene sempre chiamato all’americana, non è un film, e quello che sta venendo contro di lui con una mazza ferrata non è un attore, ma uno che sta cercando di ucciderlo.

A ideare questo plot delirante e a tratti irresistibile, per gli amanti degli action del belga, è stato David Callaham, creatore della serie dei Mercenari (Expendables in originale), altro tentativo di recupero non meramente cosmetico di vere icone degli anni ’80 e ’90. Sei episodi da 30’ che sono stati presentati in prima mondiale a Parigi, la prima volta per un prodotto Amazon Prime Video fuori dagli USA. Un atto dovuto vista l’origine belga del protagonista, sempre in grande forma nonostante i 57 anni. “Difficile crederci, ma le mie condizione fisiche e la flessibilità non perdono un colpo”, ha dichiarato alla stampa, molto serio e compiaciuto. “Sarà il molto allenamento, ma le scene d’azione le ho girato come ai vecchi tempi, con piani larghi, tanto che egoisticamente posso dire di esserne stato molto contento. Mi ha fatto piacere rilanciare fisicamente Jean Claude, ma senza storia non si fa niente di formidabile, perché l’azione è legata a un situazione imposta dalla storia. David Callaham e il regista di tutte le puntate, Peter Atencio, hanno capito in pieno i film degli anni novanta e riportati in vita a loro maniera”.

Atencio è cresciuto con il cinema d’azione, riconosce l’importanza dei momenti di commedia per allentare la tensione delle parti action, alla ricerca di un equilibrio. “Lui è il mio uomo”, ha detto rivolto a JCVD. Anche lui, come molti personaggi nella serie, hanno citato Timecop come film di Van Damme preferito: “come Looper con Bruce Willis, ma un milione di volte meglio”, come dice in un dialogo lo stesso Van Johnson.

Sull’importanza dell’azione sono tutti d’accordo, così come sul lavoro incredibile degli stunt, che “meriterebbero un oscar dedicato, la loro è una forma d’arte”, ma è bene non dimenticare che è l’amore a spingere il protagonista di nuovo in azione, a cercare di reincontrare Vanessa, scioccamente lasciata andare anni prima nel momento di maggior successo. A interpretarla Kat Foster, al suo attivo ruoli in The Good Wife, Royal Pains e l’imminente serie HBO Barry.

Probabilmente il ritorno in grande stile di The Muscles from Brussels, questo il soprannome dei tempi d’oro, riemergendo dalle nebbie dei film direttamente in home video, è iniziato con la geniale pubblicità di alcuni fa dei camion Volvo, in cui dimostrava la sua immutata abilità con lo split, la spaccata. Probabilmente da lì la convinzione, visto il successo da oltre 100 milioni di visualizzazioni solo su youtube, di poter tornare a dire qualcosa a Hollywood. Lo fa intuire anche David W. Zucker, produttore con Ridley Scott, che ricorda come Van Damme abbia contattato Amazon per proporsi per una serie televisiva. Subito si è dimostrato pronto a fare di tutto, anche a mettersi a nudo, ironizzare sui suoi successi, ma anche sui momenti oscuri, affidandosi agli autori. Almeno quasi sempre, visto che “in un paio di occasioni non mio sono fidato, all’inizio”, rievoca JCVD. “Allora sono venuti a bussarmi, mi hanno pazientemente spiegato meglio tutto e convinto, e ora devo ringraziarli, perché ora devo citare questo come mio lavoro migliore, più completo, in cui per la prima volta sono orgoglioso dell’interpretazione, non solo fisica.”

Hanno difficoltà a non chiamarlo film, gli ospiti Parigi della première mondiale. In fondo è un percorso da A a Z, come lo definisce il protagonista, diretto da un unico regista, per una durata totale di tre ore. “Quando interpreto una persona cerco di essere il più vero possibile, dicendo la verità anche su me stesso, il mio riferimento comico era Louis de Funés, lo vedevo sempre da bambino. Amazon è stata l’occasione per me di raggiungere in un colpo solo 200 paesi, una tsunami vero e proprio e, sono onesto, l’unica possibilità nella mia testa di tornare nella distribuzione di primo livello, dopo il purgatorio delle pellicole su video on demand. Poi ho detto di sì perché una spia che interpreta un attore è fico. Sulle coreografie sono stato coinvolto come da sempre, non abbiamo usato né i cavi né effetti speciali, ci voleva un regista che sapesse i fatto suo, e lì non ho messo bocca. Ha insistito per fare delle cose folli, domandandomi salti incredibili, per una serie con uno spirito all’europea e una ricchezza visiva all’americana”.

Jean-Claude Van Johnson arriverà online nei sei episodi sulla piattaforma Amazon Prime Video il 15 dicembre.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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