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Michael C. Hall su Netflix con il thriller Safe: La nostra intervista ai protagonisti

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Michael C. Hall su Netflix con il thriller Safe: La nostra intervista ai protagonisti

È attesa su Netflix per giovedì 10 maggio Safe, nuova serie originale che tra gli altri ha il merito di riportare sul piccolo schermo da protagonista l'apprezzata star di Dexter e Six Feet Under Michael C. Hall, che con il servizio di video in streaming aveva già collaborato di recente in un episodio di The Crown. Il thriller di 8 episodi, una creazione nel noto scrittore di gialli Harlan Coben, racconta di un chirurgo pediatrico che, un anno dopo la morte della moglie, sta crescendo le due figlie adolescenti in una elegante comunità chiusa circondato da amici e confortato da una nuova relazione. Tuttavia, quando la figlia maggiore scompare in circostanze misteriose, Tom (Hall) si rende conto di non sapere nulla di chi gli sta accanto.

Mentre inquietanti segreti sulle persone che ama e il luogo in cui vive affiorano, Tom deve fare i conti anche con il suo senso di colpa per la morte di Rachel, sua moglie, radicato in una situazione moralmente complessa, un mistero legato alla notte della sua scomparsa. Inoltre, sua figlia Jenny nasconde un segreto legato a quella notte, qualcosa che l'ha spinta su un oscuro cammino di esplorazione che ora minaccia di distruggere più famiglie e un'intera comunità. In attesa di scoprire quanto la resa dei conti sarà catartica, abbiamo incontrato Hall e la co-star Amanda Abbington (interprete di Sophie, la detective che sta indagando sulla scomparsa di Jenny). Ecco cosa ci hanno raccontato di Safe e della loro esperienza con i temi affrontati dalla serie.

Safe

La serie si intitola Safe. I vostri personaggi hanno molto da fare: cosa devono tenere al sicuro? O chi?
Hall: La famiglia, le persone che amano.
Abbington: Questo è quello che penso io: specialmente per i personaggi di Michael e il mio, i figli sono la loro vita, e faranno di tutto per tenerli al sicuro. Credo questo sia anche uno dei messaggi principali.
Hall: È anche vero che quasi tutti i personaggi hanno dei segreti che vogliono tenere al sicuro.

Il tuo personaggio, Michael, è un chirurgo pediatrico. Raccontaci qualcosa di lui.
Hall: Ho trovato interessante questa professione. Lui può salvare davvero la vita di un bambino. Mentre opera è concentrato, usa macchinari ad alta precisione, fa interventi anche attraverso il monitor, eppure, tra le mura di casa non riesce nemmeno a comunicare con le sue figlie, regna il caos.

Tu, Amanda, hai interpretato già diverse poliziotte.
Abbington: Sì, molte direi. Abbiamo avuto il supporto di Lisa Farrand, che ha ispirato la serie Happy Valley, la quale ci ha dato numerosi consigli. Con me è stata assolutamente meticolosa e la cosa mi ha aiutata enormemente perché, sebbene abbia interpretato già una donna poliziotto, io mi fido della sceneggiatura, non sono un'attrice da metodo che spende mesi a prepararsi, per cui mi è stata davvero utile. E in più preparava delle torte deliziose che portava sul set!

Questi personaggi non si fidano. E voi? Vi fidate facilmente nella vita?
Hall: Mi piace pensare di essere una persona che si fida facilmente, ma ora lo sono molto meno di quando ero giovane. Credo dipenda dall'età e da qualche delusione avuta negli anni.
Abbington: Credo venga naturale, con gli anni si sta più attenti. Quando sei giovane è tutto più facile, sembra tutto meraviglioso.
Hall: Il trucco sarebbe rimanere accorti e aperti al tempo stesso. È un balletto, davvero.
Abbington: Io mi fido delle persone, mi piace, ma se mi feriscono chiudo. Non do seconde possibilità.

Safe

Tom installa un software per controllare le figlie, tu cosa arriveresti a fare per proteggere chi ami?
Hall: Ci sono talmente tanti apparecchi disponibili che ci permettono di creare questa illusione del controllo totale, ma credo dobbiamo arrenderci al fatto che non si può tenere tutto sotto controllo. È interessante che nella serie ci siano persone che mai si sarebbero immaginate in quella situazione. Quando la moglie era ancora viva, Tom non avrebbe mai preso in considerazione il software. Insomma, in questo show tutti hanno qualcosa da nascondere agli altri. Poi, i segreti sono una cosa, le bugie sono altro. Un segreto significa che non devi mentire. Non lo dici e basta. Ma se per mantenere un segreto devi mentire, beh, questa è un'altra storia. Queste cose ti consumano.

Perché ha rilevanza il passato militare di Tom?
Hall: Ha rilevanza nel senso che Tom e Pete [interpretato da Marc Warren] ricorrono alla sensazione di distacco dalla realtà e alla metodologia per capire come comportarsi.

Qual è il vostro rapporto con la tecnologia?
Hall: Non ho un software che controlla!

Facebook ti controlla!
Hall: Non sono su Facebook!

Sceglieresti di vivere in una comunità chiusa come quella della serie?
Hall: Non credo, ma mai dire mai. A New York vivo in un palazzo enorme con una potineria e mi sento molto sicuro in effetti. Ma non è la stessa cosa che vivere in un luogo asettico, dove ti senti eccezionale e migliore di chiunque altro perché hai questo divisorio tra te e gli altri. Non è una cosa che incoraggerei.

Conosci i tuoi vicini di casa a New York?
Hall: Scherzi, vero? È New York, non ci guardiamo nemmeno in faccia! Non conosco nemmeno i miei vicini di pianerottolo. Ci teniamo a distanza di sicurezza. Specialmente quando si vive così appiccicati, credo che si sia meno inclini a farsi gli affari degli altri. Perché ognuno vuole proteggere la propria privacy. Ai miei vicini dico buongiorno e buonasera con un sorriso, il massimo che possa fare.

Dal momento che viene fuori che nemmeno in una comunità chiusa si è al sicuro, sarebbe il caso di smetterla di essere ossessionati dalla sicurezza?
Abbington: Penso di sì, ma credo anche che ne siamo manipolati in qualche modo.
Hall: Come si dice, la paura "vende", e molti media ne approfittano. L'ironia è che le persone all'interno della comunità si sono isolate per proteggersi e invece il pericolo viene da dentro.

Safe

Vi serie sorpresi leggendo la sceneggiatura?
Hall: Per me ci sono state delle sorprese mentre leggevo il primo episodio. Ci sono stati tre momenti che mi hanno lasciato a bocca aperta. Mi sono sorpreso nel pensare, alla fine di ogni episodio, quante cose fossero successe. Harlan ha una macchina perfetta, una storia intensa che deve funzionare, specialmente quando così tanti personaggi sono presentati allo stesso tempo.

Avete letto subito tutti gli episodi?
Hall: No, ho letto il primo, poi una prima versione del secondo e terzo episodio, e man mano diventava tutto più generico e nebuloso. Non riuscivo a figurarmi come potesse finire, ma non ho mai avuto rimorsi sul fatto di avere accettato.
Abbington: Non ci hanno mai fatto davvero capire come sarebbe finita, anche perché ci sono molti flashback e flashforward negli episodi, per cui anche per noi mettere insieme i pezzi è stato un po' complicato. Soprattutto per gli ultimi due episodi, ho dovuto annotarmi delle cose per ricordarmi cosa fosse successo e cosa soprattutto il mio personaggio avrebbe dovuto provare.

Qual è stato il motivo principale che vi ha fatto decidere di accettare?
Abbington: Lui! No, sul serio: mi hanno chiamata, ho chiesto chi ci fosse già e mi hanno risposto Michael C. Hall, e ho detto subito sì.
Hall: Lo stesso per me [ride]. E la qualità della sceneggiatura.

Conoscevate il lavoro di Harlan Coben?
Abbington: Sì. Io amo i thriller. È il mio genere preferito, e lui era nel mio radar.
Hall: Io no. Li ho letti dopo. Ma l'ho detto a mia madre, perché lo conosceva, e dopo un mese mi ha detto che aveva letto praticamente tutto di Harlan Coben. Tipico di mia madre.

Avete imparato qualcosa su come proteggere la vostra famiglia?
Hall: Credo che per tutti valga il detto, "A mali estremi, estremi rimedi".

Si è già parlato di una seconda stagione?
Hall: Non credo sia possibile
Abbington: Quando finirete di vedere la serie capirete perché.
Hall: O forse, chissà.
Abbington: Ahhh già. Chissà!



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